Immagini distorte, sussulti, monologhi: interiora/exteriora.

Sono un pagliaccio

incarnato

corpo e mente

di femmina solitaria e inaddomesticabile.

Volenterosa eppure di

domestici accadimenti

rudimentali carezze

semplici attenzioni.

Sogno essere una principessa

che qualcuno salvi da sé

in questa pesantezza di ore

e pensieri temerari

e timendi

a cui tendo la mano.

Eppure non so,

ora che valuto ogni singola intenzione

e pretesa e negazione,

ora che scandaglio ripetute le azioni

mentre basterebbe

la bestia che è dentro segugio

d’emozioni a vibrarci nel cuore.

Inseguimi

anche quando sfinito dai miei sguardi

non saprai più

quale mossa tentare.

Forzami anche quando

la richiesta è un contro che ti blocca.

Oltre lo sguardo cercami,

qua dove non fingo più

e si frantumano i mari di me

che a difficoltà segui.

Affrettati mentre il tempo

mi freme contro

ché non so-perdonami-rimanere

in posa a lungo in un pensiero.

Eppure infinita

immobile

qui inamovibile

ferma sto,

mentre navigo

vado

indugio

cedo

fingo la fuga

ritorno

cerco

aspetto.

Soccorrimi

in questo desolante

accanirsi di idee contorte.

Dai pace a quante di me

attraversano

la mente e lasciano sonno

e parole vuote.

Una carezza sola basta,

un esserci di occhi

e sicura allora potrei.

Potremmo.

Potresti?

Non accadrà. Già lo temo.

Sono caduta in un silenzio

che non è istante,

ma voragine

di quanto temo.

Non sai che basterebbe

un’intesa a illuminarci,

un semplice incontro di passi

e attimi

e la parola mi manca,

lascia il passo a quanto di vecchio

mi logora dentro.

C’è non sviscerato

un incontro di tempi sbagliati

di fantasie che non giunsero

dove le guidavo,

di accaduti che non seppi trattenere

di quanti mi volsero

inopportuni spalle e cuore.

Non vincerà.

Lascia una ferita lunga

eppure l’affronto:

mi affossa,

cado,

mi rialzo,

temo,

strascico,

ma torno.

Non mi arresta, no.

Perdonami se non so intercettare realtà

e mi costringo in disdette

e siglo trattati

e fingo malizie altrove.

Non è in me

un limpido consequenziale

procedere,

piuttosto un accanirsi di fretta

e frasi e conseguenze

e timori

e manie che ci sovrastano.

Attendo io,

assali tu:

è il ritmo che solo può salvarci

è la linea che sola

inclina alla meta.

È la sola grazia con cui incedi

che da sola

in me ti fa spazio.

E non c’è luogo né tempo

né dove né come:

sospesa sospendo

giudizi, azioni;

sospesa sospendo

ansie, timori.

Passione mi domina,

desiderio mi preme,

interesse mi logora,

distacco io fingo.

Eppure è dolce mania

questo attendersi

e indietreggiare

e segnare la frontiera

e passi lenti

e ritmi nuovi

e trovarsi a un passo

e non sapersi

e riconoscersi

in altro da sé.

Candore puro,

nuova stagione,

cuore che si apre:

chiudi la mente

e niente più.

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Informazioni su sindgia

Filologa classica per intuizione, Insegnante di lettere per combinazione, Curiosa del mondo per vocazione.
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