Ultra. [Appunti da un viaggio]

All’orizzonte niente: solo io e questa me. E steppa, cielo chiaro, e giallo di polvere e celeste, ancora celeste, non una nuvola e sprazzi di verde e fili di cotone che verranno e tu che appari e scompari. Sarebbe stato perfetto e invece non è, ma è così che adesso ci voleva. Questa dimensione giusta, questo respiro che non corre, quest’affanno che non c’è.
Se guardo in un sogno vedo me ancora così: zaino in spalla, gambe accavallate in grembo, braccia aperte a cogliere un mondo, ma mai chiusa in un abbraccio che pure mi tenta.
Mi catturo in questo pensiero, in questa immagine di me che vola altrove, verso spazi più aperti, che fugge un po’ da chiunque per tornare in fondo da chi conta, ma con occhi nuovi. Eppure questa volta è diverso: mi sono spostata più avanti, e ho scoperto che l’equilibrio non mancava, strade di polvere e buche non mi hanno messo alla prova: mai nausea o sensazione di straniamento.
È tutto nuovo: il sole, il cielo, questo turchese che mi abbaglia. Anche il corpo lo percepisco leggero, snodabile, indefesso. Eppure sono io: qualcosa di me che avanza dentro ma non mi logora, mi appartiene e finalmente prende campo. Consapevolezza che arriva. In fondo c’è sempre stata ma ora è così: attraverso questo passo standoci dentro come se non ci fosse spazio per altro, sto ferma in questa foto di me, pronta per un viaggio che è occhio interiore, ma ferma sull’oggettività. Sto fuori a un passo e dentro al punto giusto.
E lascio correre: i chilometri di polvere, questo sguardo che sento curioso alle mie spalle, l’ebbrezza di una novità continua… e poi è un attimo scoprirmi curiosa più di sempre nell’andare oltre. Succede tutto veloce, ma è il ritmo giusto. Mio.
Tornerò alle cose di sempre, agli sguardi che conosco, alle carezze leggiadre che da tempo so come posto comodo che mi aspetta; eppure adesso, per questa volta, sono qui e solo qui come non accadeva da quanto, come sento che vorrei durasse per sempre. Ma per sempre non esiste ed è ora che mi preme.
E fisso fuori dal finestrino questa steppa mentre penso che è dolce sentirsi accarezzare da questo cielo e non aver bisogno di niente. E lenti scure nascondono lacrime a piccole dosi, dolcissime, composte. No, non è tristezza o paura, come giorni fa quand’ero all’inizio di tutto: ora è commozione, respiro incredulo di fronte al miracolo che avviene dentro, in questa vertigine che mi muove lasciandomi in stasi. E non cerco abbracci antichi di certezze. Perché non c’è nessuno: ci sono io e c’è tutto. Bastarsi. Fin dove esattamente volevo arrivare. Eppure non lo sapevo, o forse sì. E ho visto oltre: questo oltre sconosciuto che cercavo senza sapere eppure mi logorava. Succede che c’è, esiste. E mi commuove.

Mai pronta a tornare ripartirò, per andare indietro ma non troppo. Ora che mi sono spostata avanti non si può. Ed è una sensazione bellissima, come rinascere dalla propria testa e dal proprio cuore e accarezzarsi di continuo, come cullare le proprie ferite senza esibirle come stendardo, ma amarle perché sono di te le macerie più forti. Non è presto né tardi: è ora, qui, adesso.

E sono io, compresa in queste me, abbandonata qui, senza un appiglio, un palliativo, un diversivo: gettata come volevo: nel caos di un miscuglio a fare i conti -bellissimi- con quanto non succede più. Ed era ora l’ora.

Di una bellezza assordante questo silenzio  in me, di una compostezza estatica questi confusi chilometri di sole, polvere, cielo e cotone. Un miracolo dolcissimo questi sconosciuti indefiniti personaggi da cui mi sento compresa nella mia composta distanza.

Un mistero che si rivela in piccoli gesti questo viaggio e sopra tutto, sopra noi, sopra me, questo cielo che con cura delicatamente mi ferisce con la sua morbida altezzosità: un abbraccio continuo, non richiesto, non consolatorio, schietto, vero, sincero.

Ed eccomi qui: sfacciatamente me, adesso, ora, nel momento.

[Agosto 2017, Uzbekistan: incontro a qualche meta, fra Khiva e Samarcanda, in un giorno di sole e steppa]

 

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Informazioni su sindgia

Filologa classica per intuizione, Insegnante di lettere per combinazione, Curiosa del mondo per vocazione.
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