Pensieri in Viaggio

Siamo fatti di stazioni, di buoni intendimenti che stentano a diventare partenze, di addii pianti ad un binario morto, di uno slancio che non ci fa più voltare indietro.

Siamo su questa banchina fermi ad aspettare un nuovo inizio che serva a scrivere un finale che non viene, pronti ad attraversare binari di felicità, incerti nelle provviste per questo viaggio nuovo, ma senza dubbio pronti ad andare.

Ho i piedi che fremono, la testa piena di pensieri che sono ricordi conclusi contro ogni aspettativa, sogni che sono obiettivi sinceri e fremiti che mi spingono ad un dove che so mi pretende.

Attraverso ancora questa linea che so confine già in qualche modo passato, digerito, e sto dentro questo groviglio di emozioni sapendomi realmente pronta, mai incerta nell’incedere, sebbene il dubbio ad ogni dove mi chiami e risuoni nelle tetre stanze di me.

Eppure anche nel buio filtra luce, anche nella stasi si fa spazio il volo: attraverso le tue parole ed i tuoi abbracci ad ogni risveglio, mentre so che non posso trattenermi se voglio essere, mentre so che non puoi a me tornare se vuoi esserci per te.
É un logorio che lascia pace, esperienza di vissuto mai a singhiozzo, che è come mangiare gustando, in pienezza.

E vivo così oltre i limiti, ma nei limiti, nell’attesa di niente, eppure pronta a tutto, a concedermi la gioia di provare ancora e ancora andare: irrefrenabili le gambe, inspiegabile il bisogno di altro e altro ancora, non per sostenersi ma per incontrare e sperimentare.

Non per bisogno ma per essenza.

Grazie a te che da tempo ormai mi hai lasciato la via sgombra, pulita, da attraversare senza un bagaglio d’ingombro.
Grazie a me se comunque tutto procede, nelle coincidenze che perdo, nei voli d’amore cancellati e disattesi, nei ritorni che non decollano, sui binari disconnessi che attraverso trovando nuovo equilibrio.

C’è un tutto in qualche modo stabilito che mi conduce dove non so: a tratti la paura alcuni sorprende, io so che il viaggio è in me, seppur ignoto.
E l’ignoto delizia questa me, come trovarsi privi di trappole e a un tratto da tempo sull’orlo del burrone urlare la felicità. Senza catene, privi di ali pronti a buttarsi ovunque che sia. Urlare la vita, in un sorriso fatto di cicatrici, speranze disattese, vani approcci, abbracci che si chiudono.

Urlare nella felicità di sé un dolore che ti ha attraversato, ma non ti ha vinto e sapere che ancora si va, sempre più oltre, sempre più feriti eppur sorridenti. Sorrido anche oggi in questo risveglio senza te, chiunque tu sia, pronta a farmi spazio ancora fra la gente, a ritrovare i miei occhi limpidi, brillanti, a urlare la mia vita in un silenzio carico di quante me mi attraversano e trovano spazio, equilibrio, accordo sintonico.

[Appunti sparsi fra una stazione e su un treno, in viaggio verso una domenica di passi in città a mescolarsi fra la gente, in uno spazio di ricordi che sono dolcezza e trovarsi in divenire. La foto così come i pensieri è mia: stazione di Firenze Santa Maria Novella, luogo di attese, partenze, saluti comunque scambi, più di tutto incontri]

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Informazioni su sindgia

Filologa classica per intuizione, Insegnante di lettere per combinazione, Curiosa del mondo per vocazione.
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