Istruzioni per l’uso

C’ho provato.A scrivere qualcosa di me qui.

Ma io i sottotitoli di me stessa non li so fare, non li so scrivere. Non li so parlare.

Io ascolto, vi ascolto, vi evidenzio, caratterizzo, scruto, osservo fino in fondo, giustifico e filologicamente seziono e ricompongo. Ma spiegare a voi la ricomposizione di me non riesce. Non lo voglio. E’ tempo perso per me.

Mentre mi spiego sono già altro e non c’è tempo per comprendermi trattenermi, è una corsa contro me mentre volo dentro me. Tempo sprecato. Inutile, inopportuno, vano. Meglio chi coglie i miei chiarori fra i tratti scuri che dipingo fra i cerchi che sono fra i tempi di me.

E ciononostante questo blog:  per cercare in piena contraddizione di spiegare me a me e agli altri, senza pretese di livelli alti, o paroloni come Cultura o Alternativo. O Poesia.  La poesia che conosco io è la vita, è dentro di noi, è noi.

Qui si cerca solo, semplicemente seppur con difficoltà,  di esprimere mondi sommersi, punti di vista, pareri, opinioni. Ossimori. Silenzi.  Vuoti. Pieni.

Insomma una fotografia degli occhi, o del cuore. Di una filologa classica per intuizione, insegnante di lettere per combinazione, curiosa del mondo per vocazione. E di tutto un po’ e anche di più.

Perchè le parole hanno un peso, forte, tanto. Identificano. Chiariscono. Feriscono, rimangono, volano. Suonano. Risuonano.

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